sabato 1 luglio 2017

1. I Preparativi


La Namibia ha sempre avuto un posto di primo piano nella mia personalissima lista di luoghi da visitare. L'idea di andarci proprio quest'anno si è fatta strada prepotentemente osservando il programma di un noto tour operator che propone una traversata coast to coast dell'Africa Meridionale.
Già alla fine dell'inverno mi procuro le più recenti guide turistiche di Namibia, Zambia e Botswana con l'intento di studiare un itinerario ad anello in questi tre paesi. Mi rendo però subito conto che i giorni richiesti per un viaggio simile sono molti, troppi per i miei compagni di viaggio che devono ancora fare i conti con gli impegni lavorativi. Alla fine, con l'inseparabile Michele, decidiamo per un periodo di tre settimane da passare interamente in Namibia, con l'obiettivo di vedere tutto e bene ciò che questo misterioso Paese ha da offrire ai suoi visitatori.

Il passo successivo è stato quello di coinvolgere un'altro grande compagno di avventure, l'amico Paolo che con entusiasmo ci da la sua disponibilità. Bene, il gruppo dei "tre caballeri" è ricostitituito.

Definiamo la data di partenza ai primi di Giugno, dove in Namibia la stagione delle piogge è già terminata da almeno un mese e così non rischiamo di impantanarci dentro impossibili piste fangose ed anche la temperatura dovrebbe essere abbastanza gradevole.

Non essendoci voli diretti tra L'italia e la Namibia, scegliamo di volare con la Ethiopian Airlines facendo scalo ad Addis Abeba. Il prezzo del biglietto risulta essere tra i più economici, si viaggia di notte e il tempo totale non è eccessivo.

Contemporaneamente formalizziamo il noleggio delle moto, che per praticità scegliamo tutte uguali: 3 Bmw F700 gs equipaggiate con borse, top case e pneumatici da enduro Mitas E07.

Le settimane precedenti la partenza sono state per me molto tormentate a causa del perdurare di un malessere che ha messo in dubbio la mia partecipazione fino all'ultimo giorno.
Con una buona scorta di medicinali, decido comunque di rischiare (...e ti pareva...) e alle 21:30 sono sul volo per Roma dove mi incontrerò con gli altri per proseguire insieme fino a Windhoek, capitale della Namibia.
Arriviamo verso le due del pomeriggio quando in Italia sono le 15, il tempo è splendido anche se l'aria è piuttosto freschina, dopotutto siamo a 1.650 msl.

Percorriamo i 50 km che ci separano dalla città, letteralmente inscatolati tra i bagagli, a bordo di un taxi che per il controvalore di 30 euro ci scarica al ns Lodge già prenotato dall'Italia.
Dopo aver preso possesso delle camere e lasciate le valigie, ci rechiamo a ritirare le moto che troviamo schierate fuori dall'officina ad aspettarci. Sono seminuove, tutte e tre rosse e completamente accessoriate con paramani, paramotore, manopole riscaldate, esa e mappatura motore ... non potevamo chiedere di meglio.
Sbrigliamo rapidamente le formalità, anche perchè da queste parti tutte le attività commerciali chiudono inderogabilmente alle 17, e poi rientriamo al lodge mentre già si sta facendo buio e la temperatura è scesa intorno ai 12 gradi.
Sarà per l'eccitazione e l'euforia del momento o per l'adrenalina che mi scorre nelle vene come un fiume in piena ma ho la sensazione di essere completamente guarito ed in perfetta forma.

Rientrando al lodge abbiamo la possibilità di testare le moto e di fare il primo approccio con la guida a sinistra. Per me non è certo un problema avendo maturato già molta esperienza in proposito.

Durante la succulenta cena a base di zuppa di lenticchie e pesce ai ferri, emerge qualche preoccupazione per via del freddo che non avevamo ben calcolato. Io per esempio ho portato solo roba estiva, niente membrane o imbottiture. Ci preoccupa anche il fatto che alle 17:30 è già buio pesto. Va bé vedremo di arrangiarci, come al solito, magari anticipando la partenza al mattino.




2. Canyon - Diamanti - Deserti


Oggi inizia il viaggio per davvero. La sveglia è alle 6:30 e noto con piacere che è già chiaro. Dopo aver caricato le moto avendo cura di distribuire al meglio il vestiario, le attrezzature e i ricambi, consegniamo alla reception le valigie per custodirle fino al nostro ritorno.
Alle 8:30 lasciamo Windhoek sotto un cielo terso con 14 gradi di temperatura e con il sole già bello alto. La tappa di oggi è la più lunga di tutto il viaggio: circa 700 km, dei quali più di 200 di sterrato che ci auguriamo essere in buone condizioni.

I panorami scorrono veloci a lato della lunga e dritta strisca di asfalto che si snoda verso sud in direzione del Sudafrica. Alle 10 ci sono già 20 gradi e poi sempre più su fino a toccare i 28 verso le due del pomeriggio. Si sta bene, non si suda minimamente, l'aria è comunque fresca e pulita totalmente priva di inquinamento. Lungo la strada, il nulla, a parte qualche piccolo insediamento che incontriamo ogni 200/250 km dove c'è la pompa di benzina e solitamente anche un minimarket.
Anche il traffico è pressochè inesistente. Solo qualche camion e poche auto, generalmente Toyota. La gente guida con prudenza rispettosa del codice della strada, niente a che vedere con i comportamenti poco ortodossi degli abitanti della maggior parte dei paesi africani. L'asfalto è buono, i cartelli sono ben visibili e dettagliati, il parco macchine è recente con forte prevalenza di Suv e Pick-up.
Mi stupisco pure del fatto che a bordo strada non c'è l'immancabile tappeto di bottiglie, lattine e sacchetti di plastica che solitamente si riscontra nei Paesi africani e questo la dice lunga, a mio parere, degli effetti di lungo periodo prodotti dalla colonizzazione tedesca.

Dopo aver lasciato alle spalle la cittadina di Keetmanshoop, dove abbiamo fatto rifornimento di benzina e acqua, (entrambe introvabili lungo il percorso) imbocchiamo il primo sterrato che affrontiamo con una certa apprensione. Fortunatamente trattasi di un bel tracciato ondulato, con il fondo consistente, senza buche e con un po di brecciolino ben distribuito sulla superficie.
L'unico problema è rappresentato dalla polvere che ci obbliga a viaggiare distanziati di qualche centinaio di metri l'uno dall'altro. Un discorso a parte meritano invece i pick-up e i camion camperizzati che, viaggiando a velocità sostenuta, alzano delle enormi e fitte nuvole di polvere che ricordano vagamente quelle nuvole alzate dai bisonti nei migliori film di Jhon Ford.


Siamo Diretti al Fish River Canyon tenendo una velocità prossima ai 100 km orari e che raggiungiamo al tramonto per le prime suggestive fotografie. Lo spettacolo che si presenta ai ai nostri occhi è grandioso ed emozionante. Siamo di fronte ad uno dei più grandi canyon al mondo, lungo 160 km, largo fino a 27 km e profondo fino a 550 metri. Si fa fatica a credere che sia stato scavato da quel fiumiciattolo che ora è ridotto a poco più di un rigagnolo.
Lasciamo lo spettacolo stupefacente del Canyon per raggiungere il Canyon Roadhouse Lodge a 25 km di distanza, con l'intenzione di tornare comunque la mattina successiva per altre fotografie.
Il lodge è molto particolare ed insolito, arredato dentro e fuori con carcasse più o meno belle di vecchie auto americane dando l'impressione di trovarsi in una stazione di servizio sulla Route 66.L'ambiente risulta comunque simpatico anche se un po kitch.



Per la cena siamo indecisi tra una bistecca di Springbock o una di Orix, animali selvatici a noi sconosciuti. La giovane e gentile cameriera ci mostra le foto degli animali per aiutarci a scegliere. Propendiamo per il primo che è una specie di piccola antilope molto snella e, come ci spiega la ragazza, procede con ampi balzi nel bush. La carne è tenera e saporita, lasciandoci tutti e tre più che soddisfatti della scelta fatta. Nei giorni a seguire, dopo aver imparato ad apprezzare ed ammirare questi splendidi animali, la decisione di mangiarceli sarà sempre più difficile anche se in alcuni casi obbligata.
Alle 20:30 siamo rimaste le uniche persone all'interno del locale dove ci tratteniamo a chiaccherare ancora per un'oretta circa fino a quando ci viene comunicato che il locale sta per chiudere obbligandoci a ritirarci nei nostri alloggi per il meritato riposo.

Essendo andati a dormire molto presto, alle 5 sono già sveglio riscontrando di persona che albeggia intorno alle 6 e subito dopo spunta il sole che si alza rapidamente sul bush circostante. Dopo colazione torniamo al Fish River Canyon per scattare altre fotografie alla luce del giorno e poi partiamo in direzione Nord-Est col proposito di raggiungere Luderitz, meta finale della tappa odierna di 440 km dei quali 150 su strade sterrate.
Anche oggi pochissime auto in circolazione. Troviamo il primo distributore di benzina a 250 km dall'ultimo rifornimento facendoci riflettere sull'opportunità di reperire tre taniche da 5 litri da usare in caso di emergenza. 
Il tempo è bello, il sole splende ma stranamente non riusciamo a scaldarci ed anche nelle ore più calde la temperatura non supera i 17°. Solo più tardi, consultando le mappe, ne capiremo il motivo: senza rendercene conto siamo saliti di quota transitando su di un vasto altopiano circondato da alte vette. Lungo il percorso ci fermiamo a fotografare uno dei numerosissimi termitai che anche nei giorni seguenti troveremo un po dappertutto ed anche un piccolo gruppo di Springbock, i primi animali che vediamo in queste lande inospitali e desertiche. 
Poco prima di Luderitz facciamo una deviazione su pista sabbiosa per visitare "Kolmanskop Ghost Town" un villaggio di minatori, ora abbandonato, che si trova nei pressi di una miniera di diamanti. Ci rendiamo subito conto di non essere i benvenuti nell'area poiché il personale della miniera, con fare arrogante, ci invita ad andarcene velocemente. In effetti avevo letto sulle guide che questa zona, denominata Sperggebiet, è ancora oggetto di concessione a due importanti società di estrazione e lavorazione dei diamanti che la difendono con vigilanza armata e recinzioni elettrificate.
Lasciamo la città fantasma e dopo aver superato un valico circondato dalle distese di sabbia del deserto del Namib, vediamo in lontananza, sulle rive dell'oceano, l'antica città coloniale di Luderitz che viene enfaticamente descritta come una città bavarese in terra africana. In realtà di bavarese è rimasto ben poco, tranne i nomi delle strade e qualche edificio dei primi del novecento. A parte questo vediamo solo edifici anonimi prefabbricati e una gran quantità di sportelli bancari. Prendiamo alloggio in una caratteristica gasthaus del 1906 gestita da sudafricani, e subito dopo ci precipitiamo affamati al ristorante indicatoci dal manager per una scorpacciata di pesce. Ci rendiamo subito conto che da queste parti non c'è una gran cultura sulla ristorazione e la fantastica cena a base di pesce si rivela un miraggio. Finiamo la serata con quattro passi per il centro, dove non incontriamo nessuno, a parte il personale addetto alla sicurezza dei bancomat.

La giornata successiva inizia con un giretto in moto per le vie di Luderitz con lo scopo di verificare se l'impressione della sera prima viene confermata o se ci è sfuggito qualcosa. Anche alla luce del sole, Luderitz si mostra come una triste cittadina un po decadente, con troppe banche, molti edifici disabitati e i grandi uffici delle società minerarie. 
Lasciamo questo pezzo di storia per dirigerci decisamente a Nord con l'intenzione di attraversare il vasto quanto temibile deserto del Namib percorrendo una strada sterrata che secondo le nostre informazioni dovrebbe essere praticabile.
I problemi però iniziano quasi subito. La pista è di sabbia, quella fine e asciutta dove si sprofonda senza pietà, ed in alcuni punti, a causa dello spessore del manto sabbioso, diventa molto difficile procedere. Dopo aver rimediato una caduta, fortunatamente senza conseguenze, e tenendo conto che i km ancora da percorrere in queste condizioni sono almeno 250, decidiamo di cambiare percorso spostandoci su strade meno impegnative se pur con un forte aumento del chilometraggio.

Ad una stazione di servizio facciamo amicizia con un motociclista di Cape Town di rientro a casa ed approfittiamo per raccogliere confortanti notizie fresche sulle condizioni delle strade viste con l'occhio del motociclista. E' pomeriggio inoltrato ed ai lati della strada cominciamo a vedere gruppetti di springbock che corrono agilmente e qualche orice che fugge impaurito non appena avverte il rumore delle nostre moto. All'imbrunire spuntano animali un po dappertutto. Facoceri che si abbeverano ad una pozza d'acqua, una colonia di grosse scimmie ci attraversa la strada. Poi ancora una famigliola di simpatici roditori simili a delle piccole marmotte, cavalli allo stato brado, grossi bovini gibbosi e tanti altri ancora. Riusciamo anche ad intravedere un fiammante tramonto col sole rosso così come lo si può vedere solo in Africa e poi finalmente raggiungiamo Maltahoe dove prendiamo due camere all'Hotel col medesimo nome.



3. Sossusvlei - Dune e Polizia


Dopo aver registrato e lubrificato le catene dei nostri mezzi, che si stanno comportando egregiamente, lasciamo Maltahoe in direzione del Naukluft Park al cui interno c'è la località di Sossusvlei famosa per le sue dune di sabbia arancione alte fino a 350 metri.
Da ieri sera mi sto chiedendo dove sono i turisti in Namibia, visto che nei giorni scorsi ne abbiamo incontrati pochissimi, tutti fai da te, nessun autobus di viaggi organizzati ma solo pick-up 4x4 occupati prevalentemente da coppie giovani e qualche autocarro 4x4 trasformato in minibus da 6/8 posti.
Probabilmente dipende dal fatto che al sud del paese non c'è molto da vedere a parte il deserto e il meraviglioso Fish River Canyon che però non è così facile e veloce da raggiungere. Immagino che oggi sarà diverso considerando che Sossusvlei è la località più visitata della Namibia. Sono curioso di scoprirlo.
La strada, come al solito sterrata, alterna tratti di brecciolino su fondo duro ad altri con sabbia fortunatamente non così alta da impedirci di procedere speditamente. Lungo il percorso, come nei giorni precedenti, c'è poco o nulla da vedere. Arido deserto senza vegetazione e con qualche animale che non mi spiego come faccia a sopravvivere in quell'ambiente ostile.
Dopo una lunga e faticosa sgroppata finalmente verso le 13 raggiungiamo il nostro lodge dove ci fermiamo per il chek-in e per lasciare un po di bagaglio con l'intenzione di andare poi a Sossusvlei e rientrare prima del buio.
Il gentile impiegato della reception sostiene che ormai è troppo tardi ed è impossibile percorrere i 60 km che ci separano dal sito, fare la visita ed uscire prima delle 17 ora di chiusura.
Decidiamo comunque di provarci. Superiamo una specie di cancello dove c'è un negretto che ci fa dei gesti che (in mala fede) interpretiamo come un saluto e poi via spediti all'interno del parco fino al sito delle immense dune. Qui avremmo dovuto trovare dei fuoristrada navetta per condurci più all'interno dove solo le guide turistiche possono accedere per accompagnare i turisti ma il luogo è pressoché deserto  e pertanto decidiamo per una piccola esplorazione a piedi.
Io mi stanco quasi subito, lascio gli altri al loro treking tra le dune e rientro con calma al lodge fermandomi spesso lungo il tragitto a fare fotografie.
All'uscita del parco, lo stesso tipo di prima mi fa segno di fermarmi ma siccome sono stanco e non ho voglia di balle, tiro dritto fino al lodge dove mi aspetta una bella birra gelata. Faccio appena in tempo a chiedere la pwd del wifi e a ordinare da bere che mi si presenta una coppia di neri in borghese parlandomi animosamente tant'è che sono tentato di mandarli a quel paese. Ascoltandoli con maggior attenzione capisco che sono due guardie del parco e che la cosa per me si sta mettendo male. Poco dopo arriva un terzo uomo, ancora più incavolato, che qualificandosi come funzionario di non so quale ministero, mi spiega finalmente qual'è il problema: sono entrato nel parco con la moto che è severamente proibito, ho spaventato gli animali, non mi sono fermato ai segnali dell'addetto all'ingresso e per di più non ho nemmeno pagato il biglietto. Cazzo, sono nei guai!
A questo punto mi arrendo e la butto sull'amichevole. La donna abbocca subito e poi piano piano anche gli altri si sciolgono e dopo le mie ripetute scuse concordiamo di andare al posto di polizia vicino all'ingresso del parco dove potranno farmi il verbale e dove potrò pagare la multa di 500 N$. 
Mentre sono al posto di Polizia arrivano gli altri 2 miei soci, ignari di tutto ma col problema già risolto. Dovranno però pagare la multa anche loro.
La stazione di Polizia è ridicola. Quattro persone, nessuna in uniforme, uno in canottiera bianca, un altro in pantaloncini e ciabatte e via dicendo.

Quando mi chiedono il passaporto mi viene da ridere perchè è rimasto al lodge ma ormai siamo diventati amici e si fanno andar bene anche la patente ... dopotutto siamo in Africa.

Questo inconveniente ci fa saltare l'appuntamento con la navetta del lodge per portarci all'unico ristorante della zona. Ormai è buio pesto, dobbiamo lavarci e cambiarci e di uscire ancora in moto nella polvere e con gli animali che ti attraversano la strada, proprio non se ne parla.
Dopo una serie di tentativi andati a vuoto con il receptionist, tentiamo con la ragazza del bar che ci procura un passaggio da una coppia di olandesi in procinto di uscire. La cena, in un lussuoso lodge è eccezionale, con un buffet degno di un pranzo regale ed un barbeque con 5/6 tipi di selvaggina tra i quali la zebra e l'impala, entrambi ottimi. Al rientro, dopo un'ultima bevuta in compagnia dei nuovi amici olandesi, stanchi morti ma contenti, andiamo finalmente a riposare.




4. La Skeleton Coast


Il nostro emozionante viaggio prosegue ancora verso nord per raggiungere la città costiera di Swakopmund, "Swako" per i Namibiani. La strada è bruttina con parecchia sabbia e tanta polvere che si infila dappertutto, sopratutto nel naso e nella bocca nonostante le mascherine portate appositamente dall'Italia dietro consiglio dell'amico "Profezional".

Peccato che dopo circa un'ora e 70 km percorsi, ad un bivio ci rendiamo conto di procedere nella direzione opposta. Vatti a fidare dei gps per escursionismo estremo. A volte è meglio la vecchia e cara cartina osservando la posizione del sole per orientarsi.
Un po abbacchiati giriamo le moto e ripercorriamo la strada già fatta tirando un po di più cercando di recuperare, almeno in parte, il tempo perduto. Anche oggi intorno a noi vediamo solo deserto e montagne in lontananza. Mai un baretto o un punto di ristoro dove poter acquistare qualcosa da bere o da mangiare e dove potersi riposare un pochino. In Namibia si viaggia completamente soli, non esiste alcun tipo di assistenza e se ti succede qualcosa sono cavoli tuoi. Per raggiungere la costa siamo costretti a percorrere una terribile strada di montagna che valica un'arida catena montuosa dove una tole onduléé da paura mette a dura prova le nostre braccia e le infrastrutture delle moto. A volte ho l'impressione che le borse si stacchino letteralmente dalla moto ma per fortuna anche in questa situazione, a dir poco estrema, le bmw si dimostrano estremamente robuste ed affidabili. 
Alle 16:30 siamo sulla costa a Walvis Bay per vedere e fotografare una colonia di fenicotteri rosa che vivono stabilmente nella vicina laguna. Ci spostiamo velocemente lungo la costa per raggiungere Swakopmund prima che faccia buio e dove arriviamo nella nebbia e con una temperatura di 12°. E pensare che nel pomeriggio si viaggiava con 30/32°. Incredibile, in poche ore un'escursione di ben 20°.

Swakopmund è una città relativamente moderna sorta in epoca coloniale tra le dune del deserto a ovest e l'oceano ad est. Se non fosse per le palme e per la sabbia sollevata dal vento si potrebbe pensare di essere in una località balneare tedesca sul mare del nord. E' abitata prevalentemente da namibiani di origine tedesca e da turisti richiamati dalle onde dell'oceano, perfette per il surf. Noi che siamo solo di passaggio ci limitiamo ad una passeggiata sul lungo mare e ad una grande e memorabile cena a base di pesce consumata in un vecchio peschereccio riconvertito a ristorante. Dopo cena, prima di rientrare in hotel, facciamo il consueto giretto per il centro che anche in questo caso troviamo deserto.


La mattina seguente partiamo avvolti da una fitta nebbia che ci accompagna per una cinquantina di km. La strada, in parte asfaltata e in parte in terra battuta resa viscida dall'umidità, si percorre con una certa tranquillità. Siamo diretti a Cape Cross, una località più a Nord lungo la costa dove ogni anno vengono a riprodursi circa 100.000 otarie. All'ingresso del sito scorgiamo uno sbiadito cartello con il divieto di accesso alle motociclette ma Paolo e Michele, per pochi dollari, riescono ad ottenere un permesso che ci consente di percorrere con le moto i 4 km necessari a raggiungere il punto in cui stazionano le foche.
Il colpo d'occhio sulla spiaggia è decisamente emozionante sebbene l'acre odore proveniente dagli accumuli dei loro escrementi crea qualche problema ai nasi più delicati. Comunque molto meno intenso del puzzo micidiale che ho sperimentato presso le colonie di pinguini in Patagonia.

Dopo una breve sosta ristoratrice al vicino e lussuoso lodge, lasciamo Cape Cross per inoltrarci verso l'interno nella regione denominata Erongo, su una polverosa strada sterrata che attraversa il deserto. Verso sera arriviamo a Uis, piccolo centro minerario dove si respira ancora aria di "apartheid". La cittadina è divisa in due zone : una per i ricchi bianchi che vivono in lussuose ville con piscina, e una per gli operai neri, con abitazioni modeste e fatiscenti. Alloggiamo in una bella villa/guesthouse dotata anche di una piccola piscina e ceniamo in un ristorante, gestito da un bianco sudafricano, che per l'occasione apre il locale solo per noi.

5. Twyfelfontein


Dopo una frugale colazione, alle 7:30  ci mettiamo in viaggio verso Nord seguendo le indicazioni forniteci dal proprietario della guesthouse. 
Dopo pochi km incontriamo un villaggio Himba con un gruppo di donne a bordo strada che insistentemente ci fa segno di fermarci. Essendo il primo incontro con gli Himba, ovviamente accostiamo riscontrando però con un certo disappunto che trattasi di un gruppo emancipato in attesa di turisti da spennare. Le donne sono vestite con i costumi tradizionali, a seno nudo e con la pelle e i capelli spalmati di ocra rossa. Indossano  anche numerosi monili, collane, anelli e braccialetti. 

Il loro unico obiettivo è quello di ottenere danaro in cambio della possibilità di fare le fotografie oppure in cambio della loro merce. La scena non è piacevole, mi ricorda il modo di fare dei nostri zingari. Diamo comunque un'occhiata alla loro mercanzia, scattiamo qualche foto e poi ce ne andiamo un po delusi. Lungo la strada incontreremo altri accampamenti simili, con donne e bambini che invitano i rari passanti a fermarsi ma noi tireremo sempre diritto. La visita alle popolazioni Himba è uno dei punti forti del nostro programma ma le persone che vogliamo incontrare sono quelle "vere" che vivono tutt'ora in maniera tradizionale e che solo sporadicamente hanno contatti con la civiltà moderna. Per questo però dovremo attendere ancora qualche giorno.


Il tragitto odierno è tutto su strade sterrate piuttosto impegnative a causa della sabbia e di un marcata tole onduléé. L'allenamento e la pratica accumulata nei giorni scorsi ci aiuta a superare tutte le difficoltà senza eccessivi problemi con buona soddisfazione da parte di tutti.
Oggi riusciamo quasi a fare un incidente con un carretto trainato da due asini che alla vista delle nostre moto si sono imbizzarriti attraversandoci la strada e scaraventando a terra due dei tre occupanti. Uno di loro si fatto è male ad una gamba e zoppicando vistosamente è risalito sull'asino per darci la possibilità di far loro una fotografia. Ci siamo salutati e poi ognuno per la propria strada senza problemi.
Nel pomeriggio, sotto un sole cocente visitiamo due siti di interesse naturalistico. La "Burnt Mountain" (montagna bruciata) che non è altro che una montagnola di origine vulcanica dai colori particolari che ricorda un po i panorami d'Islanda. 
Il secondo sito, noto come "Organ Pipes" è la gola di un torrente asciutto dove si possono vedere delle formazioni geometriche di basalto che ricordano lontanamente delle canne d'organo. Entrambi i siti non sono niente di speciale ma per chi si trova da queste parti vale comunque la pena di darci un'occhiata. 
I panorami circostanti invece sono favolosi, sabbia rossa e rocce infuocate a perdita d'occhio. Anche la vegetazione ora è più presente e si cominciano a vedere le spinose piante di acacia che emergono dalla boscaglia.
Il sito più interessante della zona è Twyfelfontein dove si possono ammirare le incisioni rupestri  più antiche d'Africa risalenti all'età della pietra raffiguranti persone ed animali, molti dei quali ora non più presenti nell'area.
Vista la scarsa ricettività alberghiera della zona, passeremo la notte in un campo tendato sulle montagne ad una quindicina di km da Twyfelfontein. E' una sistemazione molto spartana che richiede un certo spirito di adattamento ma la tranquillità di cui si gode e sopratutto la vista del magnifico cielo stellato che si può ammirare già dalle sette di sera è uno spettacolo senza paragoni. Si vede distintamente la via lattea. Non ho mai visto una cosa del genere nemmeno nelle notti più buie passate in alta montagna dalle mie parti.
Per cena non abbiamo provviste ma fortunatamente riusciamo a farci preparare qualcosa da mangiare dalle donne di etnia Herero che lavorano al campeggio. Il cibo è come al solito molto speziato, saporito ed anche un po unto come loro abitudine. Le birre, sempre di buona qualità, ci aiutano a mandare giù tutto. 
In Namibia il personale è sempre in soprannumero. Un lavoro che da noi richiederebbe normalmente una persona, da loro viene svolto da almeno 3 persone. Sicuramente gli stipendi sono molto bassi ma in compenso questo sistema permette alla stragrande maggioranza dei namibiani di vivere dignitosamente senza dover ricorrere all'accattonaggio o peggio ad altre pratiche illecite. In effetti un poliziotto ci ha riferito che solo l'1% della popolazione delinque ed anche noi abbiamo constatato di persona che la Namibia è un Paese piuttosto sicuro che si può girare tranquillamente in autonomia senza problemi di sorta.

Il mattino seguente la sveglia è come al solito alle 6:30 e mentre stiamo caricando le moto ci viene a chiamare un ragazzo del campeggio per dirci che ci sono gli elefanti. Sul momento mi metto a ridere e stento a crederci ma poi dietro sua insistenza lo seguiamo ed effettivamente a pochi metri di distanza vediamo un branco di 29 elefanti con tanto di piccoli al seguito. 
Prendo la macchina fotografica e mi avvicino (forse troppo) per fotografarli e quando sono a soli 15 metri da un elefantino vedo la madre che scuote le orecchie e si dirige furiosamente verso di me. Richiamato anche dal ragazzo del camp, metto le ali ai piedi e abbatto il record di Usain Bolt rifugiandomi dietro un grosso albero. Fortunatamente l'elefantessa ha rinunciato ad inseguirmi e quindi, più guardingo, mi riavvicino al gruppo e scatto diverse fotografie. Questi incontri sono possibili solo in Namibia, quasi per niente urbanizzata, con enormi spazi aperti, incontaminati e deserti, dove gli animali possono ancora vivere in totale libertà minacciati solo dai purtroppo ancora presenti bracconieri.
Prima di lasciare questa magnifica zona passiamo a visitare la "Pietrified Forest", un sito dove si possono ammirare tronchi d'albero pietrificati lunghi fino a 34 metri e di 6 metri di circonferenza. Da evitare invece i cartelli "fai da te" che i locali mettono lungo la strada dove si vedono solo pochi e insignificanti tronchi pietrificati.